Galleria Mazzini: una visita per i Rolli Days per riscoprire un luogo familiare

Domenica 18 ottobre 2026 ho partecipato a una visita guidata alla Galleria Mazzini di Genova, organizzata nell’ambito dei Rolli Days. Ad accompagnarci è stato l’architetto Francesco Tesi, che ci ha raccontato la storia di questo luogo, legandola alle grandi trasformazioni della città.

La Galleria Mazzini è uno di quegli spazi che conosco da sempre. L’ho attraversata tante volte, magari per raggiungere il Teatro Carlo Felice, via Roma o piazza Corvetto, senza soffermarmi troppo sui particolari.

Questa volta, invece, mi sono fermato a guardare. E ho scoperto che dietro quella grande copertura di ferro e vetro, sotto i nostri piedi e lungo le facciate, si nasconde una storia molto più ricca di quanto immaginassi.

Una galleria nata dalla trasformazione di Genova

La prima cosa che ci ha spiegato Francesco Tesi è che Galleria Mazzini non è un palazzo dei Rolli. La sua presenza nel programma dei Rolli Days permette però di raccontare un’altra grande trasformazione urbana di Genova, quella dell’Ottocento.

Dopo la fine della Repubblica aristocratica e il passaggio al Regno di Sardegna, Genova iniziò a cambiare rapidamente. L’industrializzazione, l’arrivo della ferrovia e l’aumento della popolazione resero necessari nuovi collegamenti e spazi più ampi.

L’architetto civico Carlo Barabino aveva già immaginato una città diversa, con nuove piazze e grandi strade. Molte delle trasformazioni previste furono realizzate nella seconda metà dell’Ottocento.

È in questo contesto che nacquero via Roma e Galleria Mazzini, realizzate attraverso interventi radicali: furono demoliti edifici e antichi complessi religiosi, mentre una parte della collina di Piccapietra venne letteralmente tagliata.

Via Roma era destinata alle carrozze, mentre la Galleria costituiva il corrispondente percorso pedonale, coperto ed elegante.

Ispirata alle gallerie commerciali francesi e ad altri esempi italiani, fu realizzata negli anni Settanta dell’Ottocento, con il progetto dell’ingegnere Giovanni Argenti.

Una curiosità che ci ha mostrato la guida riguarda proprio i dislivelli di questa zona. All’esterno della Galleria, verso via Cebà, si possono ancora osservare le tracce della collina sbancata e persino un antico portone rimasto a un’altezza insolita rispetto alla strada attuale.

Ferro, vetro e quattro cupole: l’Ottocento guarda al futuro

Entrando nella Galleria, viene spontaneo alzare lo sguardo.

La copertura è una successione di grandi arcate in ferro e vetro, interrotte da quattro cupole ottagonali. Il ferro non è soltanto un elemento strutturale: diventa anche decorazione, con motivi ornamentali che dimostrano le possibilità offerte dalle nuove tecnologie industriali.

Ma le cupole nascondono anche un ingegnoso accorgimento tecnico.

La Galleria è in pendenza, e le cupole permettono di raccordare le diverse quote della copertura. Camminando, abbiamo l’impressione di trovarci sotto una struttura continua e regolare, mentre in realtà gli elementi architettonici compensano il dislivello del terreno.

Ci siamo poi soffermati sui grifoni alati, sulle decorazioni e sui grandi lampadari. Sopra le cupole si trovano anche raffigurazioni di Giano bifronte, simbolo legato alla tradizione genovese.

I lampadari storici, recentemente restaurati, ricordano un’altra caratteristica della Galleria ottocentesca: originariamente funzionavano a gas.

E qui Francesco Tesi ci ha raccontato un episodio curioso.

I vetri originari lasciavano passare molta più luce e il sole riscaldava notevolmente l’ambiente. Di sera, poi, i lampadari a gas contribuivano ad aumentare la temperatura. I commercianti si lamentavano del caldo, ma la struttura non era stata progettata per consentire un’adeguata ventilazione.

Un problema che oggi chiameremmo di comfort ambientale, ma che già allora rendeva difficile la vita a chi trascorreva molte ore nella Galleria.

Anche il pavimento ha una storia

Durante la visita abbiamo guardato anche verso il basso.

Il pavimento originario della Galleria era molto più semplice di quello attuale: una pavimentazione in pietra, pensata per sottolineare il carattere di strada pedonale coperta.

Negli anni Novanta, in occasione delle celebrazioni colombiane, la pavimentazione venne rifatta.

I quattro grandi mosaici ottagonali che vediamo oggi furono invece inaugurati in occasione del G8 di Genova del 2001.

Sono opere progettate dall’artista Francesco Somaini e realizzate dal mosaicista Lino Reduzzi, utilizzando diversi tipi di marmo e inserti in bronzo.

I loro motivi astratti richiamano l’intreccio di radici e rami, evocando lo scorrere e la continuità della vita.

Sono elementi che avevo visto molte volte, senza conoscere né la loro origine né gli artisti che li avevano realizzati.

La Galleria della Belle Époque

Uno degli aspetti più affascinanti della visita è stato scoprire quanto fosse intensa la vita sociale della Galleria tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

La vicinanza al Teatro Carlo Felice la rendeva il luogo ideale per il dopoteatro.

All’epoca il teatro non era soltanto uno spazio dove assistere in silenzio a uno spettacolo. Era anche un’occasione di incontro, conversazione e vita mondana.

Quella socialità continuava nei caffè, nei ristoranti e nei locali della Galleria.

Tra i più conosciuti c’erano il Caffè Roma, il Ristorante della Posta e la birreria Zolezi, dove si organizzavano anche spettacoli musicali.

La Galleria diventò così un luogo frequentato da artisti, musicisti, scrittori e intellettuali.

Un episodio ricordato durante la visita riguarda Eugenio Montale e Camillo Sbarbaro, che, secondo il racconto della guida, si conobbero davanti alla Libreria Moderna di Giovanni Ricci.

La libreria era un importante punto d’incontro culturale, frequentato anche da studenti ai quali il libraio concedeva spesso credito per l’acquisto dei libri.

È curioso pensare a Montale e Sbarbaro che discutono di letteratura negli stessi spazi in cui oggi passiamo per fare acquisti o raggiungere il teatro.

La riscoperta dell’antico Caffè Diana

Un’altra scoperta particolarmente interessante riguarda gli spazi occupati per molti anni dallo storico negozio di giocattoli La Fata dei Bambini.

Qui, negli anni Venti e Trenta del Novecento, si trovava il Caffè Diana, un locale in stile liberty frequentato da artisti e letterati.

Durante i recenti lavori di recupero sono riemersi elementi decorativi rimasti nascosti sotto successivi strati di pittura e modifiche degli ambienti.

Tra questi, le decorazioni originali e l’elegante struttura con balconata che caratterizzava il locale.

L’intervento di restauro ha riportato alla luce una testimonianza della vita culturale e mondana della Genova del primo Novecento, in ambienti che oggi hanno una diversa destinazione commerciale.

Una storia che continua

La storia della Galleria non è stata sempre fortunata.

I bombardamenti della Seconda guerra mondiale colpirono duramente il Teatro Carlo Felice, privando la Galleria di uno dei principali motivi della sua frequentazione. Molte attività entrarono in difficoltà e il luogo attraversò un lungo periodo di trasformazioni.

Con la ricostruzione del teatro e i successivi interventi di recupero, la Galleria ha continuato a cambiare, mantenendo comunque il suo ruolo di collegamento e spazio pubblico.

Ed è proprio questo l’aspetto che più mi è rimasto della visita.

Galleria Mazzini non è soltanto un monumento da ammirare. È una parte della città che continua a essere utilizzata e attraversata quotidianamente.

Alla fine della visita ho avuto la sensazione di conoscere un po’ meglio un luogo che credevo già familiare.

E credo che questo sia uno degli aspetti più interessanti di queste iniziative: permetterci di riscoprire la nostra città, anche nei luoghi che frequentiamo da una vita.

La prossima volta che attraverserò Galleria Mazzini, certamente alzerò gli occhi verso le cupole, osserverò i grifoni e mi fermerò a guardare quei mosaici.

Perché, qualche volta, per scoprire qualcosa di nuovo non occorre andare lontano. Basta guardare con maggiore attenzione ciò che abbiamo sempre davanti.

Il video della visita

Ho raccolto fotografie e momenti della visita in un breve video, accompagnato da un racconto realizzato con una voce sintetica mediante strumenti di intelligenza artificiale.

Per approfondire