I cervelli del futuro: crescere, invecchiare e continuare a pensare nell’era dell’intelligenza artificiale
Festival della Scienza di Genova — 31 ottobre 2026
Che cosa succederà al nostro cervello nei prossimi decenni? E soprattutto, quale rapporto avremo con un’intelligenza artificiale sempre più presente nella vita quotidiana?
Sono alcune delle domande che hanno accompagnato la conferenza “I cervelli del futuro – Dal grembo materno all’integrazione con l’IA”, alla quale ho assistito il 31 ottobre, nell’ambito del Festival della Scienza di Genova, presso l’Auditorium del Galata Museo del Mare.
L’incontro, moderato da Alexandra Borissova Saleh, ha visto la partecipazione di Mariya Malova, neonatologa dell’Istituto Giannina Gaslini, e Roberto Paura, studioso di futuro e presidente dell’Italian Institute for the Future.
Due prospettive apparentemente lontane, ma collegate da una domanda comune: come si prepara il cervello umano al mondo che lo aspetta?
Nel corso dell’incontro siamo passati dallo sviluppo del cervello nei primi anni di vita alle sfide che ci attendono in una società sempre più anziana e tecnologica. Si è parlato di intelligenza artificiale, trasformazioni del lavoro, disuguaglianze, ma anche di immaginazione e capacità di costruire il futuro. Particolarmente stimolante è stato il dibattito con il pubblico, che ha sollevato interrogativi sul rischio di impoverire le nostre capacità di pensiero e sulle opportunità offerte dall’IA anche alle persone meno giovani.

Il cervello comincia a costruire il futuro molto presto
Mariya Malova ha raccontato quanto siano importanti i primi mille giorni di vita, dal concepimento fino ai due anni circa.
In questo periodo il cervello cresce a una velocità impressionante: intorno ai due anni raggiunge già circa l’80% del volume di quello adulto. Ma ciò che conta non è soltanto la crescita fisica. Si formano e si organizzano innumerevoli connessioni nervose, influenzate anche dall’ambiente e dalle esperienze.
Mi ha incuriosito il ruolo attribuito a gesti semplicissimi, come una carezza, il contatto tra genitori e neonati o il gioco. Attività che possono sembrare banali, ma che contribuiscono allo sviluppo del bambino.
La relatrice ha sottolineato anche un problema sociale: le opportunità di sviluppo non sono uguali per tutti. Le condizioni economiche delle famiglie, l’accesso alle cure e la possibilità di intervenire tempestivamente sulle difficoltà possono fare una grande differenza.

Chi sta immaginando il nostro futuro?
La parte che personalmente ho seguito con maggiore interesse è stata quella di Roberto Paura, dedicata alle trasformazioni della società e alle conseguenze dell’intelligenza artificiale.
Paura ha iniziato dai grandi cambiamenti che potrebbero caratterizzare i prossimi decenni: invecchiamento della popolazione, disuguaglianze, trasformazioni del lavoro e accelerazione tecnologica.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio il lavoro.
Finora abbiamo associato l’automazione soprattutto alla sostituzione delle attività manuali o ripetitive. L’intelligenza artificiale sta invece entrando anche nelle professioni intellettuali, creative e cognitive.
Sono stati presentati scenari nei quali una diffusione particolarmente rapida dell’IA potrebbe provocare importanti cambiamenti occupazionali già entro il 2030. Non previsioni certe, ma possibilità sulle quali sarebbe opportuno riflettere.
Mi ha colpito soprattutto un’altra questione: chi decide quale futuro tecnologico dobbiamo immaginare?
Paura ha introdotto il concetto di iperstizione: una visione del futuro che, sostenuta da persone dotate di grandi risorse economiche e tecnologiche, può contribuire a trasformarsi in realtà.
L’idea che l’intelligenza artificiale debba inevitabilmente superare quella umana, o che in futuro dovremo integrarci fisicamente con le macchine, non è soltanto una previsione scientifica. È anche una visione del mondo, sostenuta da interessi, investimenti e scelte precise.
E allora la domanda diventa: è davvero questo l’unico futuro possibile?

L’immaginazione ha bisogno anche di tempo libero
Un altro passaggio interessante ha riguardato la capacità di immaginare.
Durante il confronto è emerso quanto siano importanti quei momenti nei quali non siamo impegnati in un’attività precisa e possiamo lasciare vagare liberamente la mente.
In altre parole, anche annoiarsi può avere un valore.
Mi sembra una riflessione particolarmente attuale in un mondo nel quale siamo continuamente sollecitati da messaggi, schermi, notifiche e contenuti.
Paura ha parlato anche di alfabetizzazione al futuro: la capacità non soltanto di prevedere gli sviluppi più probabili, ma di immaginare scenari alternativi, compresi quelli che desidereremmo realizzare.
È un’idea che condivido: il futuro non dovrebbe essere qualcosa da aspettare passivamente, ma qualcosa sulla quale cercare di intervenire.
Una psicologa, Claude e il rischio della povertà intellettuale
Tra gli interventi del pubblico, uno mi ha particolarmente interessato.
Una psicologa in pensione ha raccontato il proprio rapporto, non sempre facile, con le tecnologie digitali e le conversazioni che intrattiene con Claude, un sistema di intelligenza artificiale.
Con una certa ironia ha descritto alcune risposte dell’IA come quelle di uno studente interrogato che, non sapendo rispondere, cerca di aggirare la domanda.
Ha poi espresso una preoccupazione più ampia: il rischio che la nostra capacità di ragionare, leggere testi complessi e collegare informazioni venga progressivamente impoverita.
Ha richiamato anche Il mondo nuovo di Aldous Huxley, immaginando una società nella quale gli individui finiscono per adattarsi a modelli di pensiero sempre più condizionati.
Non mi sono riconosciuto completamente nella sua posizione, probabilmente perché il mio rapporto con l’intelligenza artificiale è diverso.
Eppure ho trovato interessante il suo intervento proprio per questo.
Credo che confrontarsi con opinioni differenti sia uno dei modi migliori per mettere alla prova le proprie convinzioni.

L’intelligenza artificiale e i cervelli «diversamente giovani»
Un’altra domanda del pubblico mi è sembrata particolarmente significativa.
Una signora ha chiesto come una persona non più giovane debba considerare l’intelligenza artificiale: un aiuto oppure un nemico? E come utilizzarla senza smettere di esercitare il proprio cervello?
Mi è piaciuta sia la domanda sia la risposta di Roberto Paura.
Il suo suggerimento è stato, in sostanza, di sperimentare.
L’IA può aiutare a comprendere una tecnologia sconosciuta, imparare qualcosa di nuovo, risolvere problemi pratici e superare difficoltà che altrimenti potrebbero scoraggiare.
Ma esiste anche il rischio opposto: abituarsi a delegare troppo, rinunciando a esercitare le proprie capacità.
Paura ha utilizzato l’espressione inglese frictionless, una vita senza attriti, nella quale la tecnologia cerca di eliminare ogni difficoltà.
Ma siamo sicuri che eliminare tutte le difficoltà sia sempre un vantaggio?
È una domanda che vale la pena porsi.
Personalmente sono convinto che l’intelligenza artificiale possa essere uno strumento straordinariamente utile anche per le persone anziane, soprattutto per chi conserva curiosità e desiderio di imparare.
Non credo però che debba sostituirsi alla nostra capacità di ragionare.
La considero piuttosto uno strumento con cui confrontarsi, da interrogare, da mettere alla prova e, quando necessario, anche da contraddire.
Il futuro non è già scritto
Verso la conclusione della conferenza è stata richiamata la celebre espressione «pessimismo della ragione, ottimismo della volontà».
Mi sembra un buon modo per riassumere il messaggio dell’incontro.
Possiamo osservare con preoccupazione alcune tendenze tecnologiche e sociali, senza per questo considerarle inevitabili.
Il futuro, in fondo, dipende anche dalle scelte che facciamo nel presente.
Sono uscito dalla conferenza con una convinzione rafforzata: non dobbiamo aver paura di utilizzare l’intelligenza artificiale, ma nemmeno rinunciare alla nostra intelligenza per utilizzarla.
Continuare a imparare, coltivare la curiosità, confrontarsi con gli altri e mantenere uno spirito critico mi sembrano alcuni dei modi migliori per affrontare i cambiamenti che ci attendono.
A qualsiasi età.
La conferenza “I cervelli del futuro” si è svolta nell’ambito del Festival della Scienza di Genova 2026, in collaborazione con l’Associazione Eu-Brain.
Per approfondire
– Mariya Malova – Istituto Giannina Gaslini: Patologia Neonatale e Terapia Intensiva Neonatale. Presentazione delle attività cliniche, della ricerca sullo sviluppo cerebrale e del servizio di follow-up dei bambini prematuri.
– Roberto Paura: Sito personale e biografia. Informazioni sulle attività di ricerca, gli studi sul futuro, gli articoli e le pubblicazioni.
– Italian Institute for the Future: Sito ufficiale della Fondazione IIF. Organizzazione presieduta da Roberto Paura, dedicata agli studi sul futuro, all’analisi delle grandi tendenze globali e all’anticipazione dei cambiamenti tecnologici e sociali.
– Associazione Eu-Brain: Chi siamo. Associazione che ha collaborato alla conferenza e che promuove la ricerca sulla neurologia perinatale e il sostegno alle famiglie.












