Palazzo Raggio, cinque secoli di Genova tra storia, trasformazioni e un futuro da museo

Venerdì 16 ottobre ho partecipato, a Palazzo Raggio in via Edilio Raggio, alla conferenza «Il nuovo Palazzo Raggio. Uno spazio museale come motore sociale», organizzata dai Musei Nazionali di Genova nell’ambito del ciclo Passato e futuro. I musei nazionali protagonisti della trasformazione urbana e dei Rolli Days Autunnali 2026

All’incontro è seguita una visita agli ambienti del palazzo: la parte che ha reso ancora più concreta e interessante la ricostruzione storica appena ascoltata.

Un palazzo nel punto giusto della città

La prima cosa su cui ho riflettuto è la posizione dell’edificio. Siamo nella zona della Zecca, lungo un percorso che unisce idealmente Strada Nuova, con Palazzo Rosso, Palazzo Bianco, Palazzo Tursi e gli altri palazzi storici, a via Balbi, passando per via Cairoli. In questa parte di Genova si incontrano già molti luoghi della cultura; l’arrivo di una nuova sede museale potrebbe creare ulteriori collegamenti e occasioni di visita.

Il progetto riguarda infatti la futura collocazione della Galleria Nazionale della Liguria, le cui collezioni sono oggi ospitate a Palazzo Spinola di Pellicceria.

Alessandra Guerrini ha raccontato il percorso che ha portato all’acquisizione pubblica dell’immobile e le idee ancora in elaborazione per la sua destinazione. Sono aspetti importanti, ma ciò che mi ha maggiormente coinvolto è stato scoprire come il palazzo e la città si siano trasformati insieme.

Da dimora dei Lomellini a protagonista delle trasformazioni urbane

Le professoresse Rita Vecchiattini e Federica Pompejano, dell’Università di Genova e appartenenti al gruppo di ricerca ReAP – Restauro dell’Architettura e del Paesaggio, hanno illustrato una ricerca condotta con documenti d’archivio, antiche planimetrie, fotografie, rilievi digitali e analisi dei materiali.

Ho apprezzato in particolare la passione con cui hanno ricostruito questa storia, mettendo insieme indizi che, presi singolarmente, direbbero molto meno.

Tutto comincia nel 1588, quando Benedetto Lomellino avvia la costruzione della propria dimora in una zona allora ai margini della città edificata. Il palazzo entra nei Rolli nel 1599 e nel 1614. Intorno ci sono giardini e una presenza d’acqua che oggi è difficile immaginare. Nei secoli la proprietà passa agli Imperiale, ai Centurione e infine a Edilio Raggio, per poi giungere ai Balduino.

Ma non sono soltanto i proprietari a cambiare il palazzo. La costruzione dei Forni Pubblici, l’apertura di Strada Nuovissima — l’attuale via Cairoli —, le rampe della Zecca, la funicolare, la viabilità e infine la galleria trasformano profondamente lo spazio circostante.

Il particolare più sorprendente è il cambiamento delle quote stradali. Abbassando il terreno davanti all’edificio, un livello che in precedenza era seminterrato emerge e diventa il nuovo piano terreno.

Le fotografie ottocentesche, confrontate con i disegni di progetto, mostrano quanto il palazzo abbia cambiato aspetto: non si tratta soltanto di qualche modifica alla facciata, ma di una trasformazione profonda del suo rapporto con la piazza.

Un’altra curiosità emersa dalla ricerca riguarda Edilio Raggio. Dopo aver acquistato il palazzo nel 1897, nel 1899 pensò di inglobarlo in un grande albergo, su progetto dell’architetto Pio Soli. L’idea venne abbandonata pochi mesi dopo in favore di una ristrutturazione della dimora e della costruzione di caseggiati nell’area dei giardini.

Anche questa vicenda aiuta a leggere la Genova che, fra Otto e Novecento, cambiava volto.

Dalle immagini storiche alle stanze vere

Dopo la conferenza siamo saliti nei piani nobili. Il contrasto tra gli ambienti è notevole. Alcune sale, usate per anni come uffici da diverse aziende, mostrano ancora cavi, modifiche e segni di deterioramento. Ci hanno spiegato che gli interventi necessari sono importanti e che le indagini sul palazzo non sono finite.

Poi si entra negli ambienti di rappresentanza e lo sguardo cambia.

Il Salone della Musica è ricco di stucchi, decorazioni e grandi dipinti. Mi hanno colpito le volte, il dialogo fra i motivi dei soffitti e quelli dei pavimenti e soprattutto il grande lampadario.

Durante la visita lo hanno acceso apposta per noi: è stato uno dei momenti più belli.

Ci hanno anche spiegato che in passato il salone riceveva luce naturale da un lucernario soprastante, oggi alterato dagli interventi successivi.

Un’altra esperienza che ricordo volentieri è l’uscita sulla grande terrazza affacciata sulla Zecca. Da lì la prospettiva sulla città è davvero particolare e si capisce meglio anche la posizione strategica scelta per l’edificio.

Ci hanno parlato inoltre di un’altra ampia terrazza sul tetto, oggi non ancora normalmente accessibile: fra le possibilità immaginate per il futuro è stata citata anche una caffetteria panoramica. È un’ipotesi, non un progetto già realizzato, ma rende bene l’idea di quanto questi spazi potrebbero aprirsi alla città.

Un altro capitolo ancora da scrivere

Durante l’incontro è stato proiettato anche un suggestivo filmato realizzato con il drone, che mostra il palazzo e il tessuto urbano circostante. Vale la pena rivederlo, perché aiuta a collocare nello spazio tutto ciò di cui si è parlato.

Sono uscito con un’impressione precisa: Palazzo Raggio non è solo un edificio da restaurare e destinare a museo. È un luogo nel quale si possono leggere, quasi strato dopo strato, le trasformazioni di Genova.

E averne ascoltato la storia prima di attraversarne i saloni ha dato alla visita un significato diverso.

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