Palazzo Agostino De Franchi: una visita nella Genova che cambia

Domenica 18 ottobre 2026, in occasione dei Rolli Days, ho visitato Palazzo Agostino De Franchi, in Piazza della Posta Vecchia 3, nel cuore del centro storico di Genova.

Un altro piccolo tesoro nascosto tra i caruggi, che mi ha permesso di conoscere meglio non soltanto un edificio storico, ma anche il modo in cui vivevano le grandi famiglie aristocratiche genovesi.

Il tema di questa edizione dei Rolli Days era Abitare il cambiamento. E devo dire che difficilmente si sarebbe potuto scegliere un palazzo più adatto a raccontarlo.

Una Genova che si trasforma tra i vicoli

Siamo nel Cinquecento, un periodo di straordinaria prosperità per Genova, protagonista dei grandi commerci e della finanza europea.

Le famiglie aristocratiche investono parte delle loro ricchezze nella costruzione di residenze sempre più prestigiose. Nasce Strada Nuova, l’attuale via Garibaldi, con i suoi grandi palazzi e un’impostazione urbanistica completamente nuova.

Ma la trasformazione della città non riguarda soltanto le grandi strade monumentali.

Anche nel tessuto medievale, tra edifici ravvicinati, vicoli e piccole piazze, vengono costruite o rinnovate importanti dimore nobiliari.

Palazzo Agostino De Franchi nasce proprio in questo contesto.

Gli alberghi genovesi: famiglie, politica e potere

Uno dei particolari raccontati dalla guida riguarda l’organizzazione delle grandi famiglie genovesi.

A Genova esistevano infatti gli alberghi, che non avevano nulla a che vedere con gli hotel di oggi.

Erano aggregazioni di famiglie che assumevano un cognome comune, rafforzando le proprie alleanze e il proprio peso nella vita politica della Repubblica.

Agostino De Franchi apparteneva a una di queste aggregazioni. Era un personaggio influente, tanto da essere eletto senatore nel 1584.

La sua dimora venne edificata nel 1565, con un progetto attribuito all’architetto Bernardino Cantone, una figura importante anche per le grandi trasformazioni urbanistiche della Genova cinquecentesca.

A Cantone è legata, tra le altre opere, la realizzazione di Strada Nuova.

È interessante immaginare come questi architetti lavorassero in situazioni molto diverse: da una parte le nuove strade progettate quasi da zero, dall’altra il centro antico, dove occorreva confrontarsi con edifici e proprietà già esistenti.

Un palazzo che in realtà erano due

Approfondendo la storia dell’edificio dopo la visita, ho scoperto un particolare che aiuta a comprendere meglio il suo aspetto attuale.

Il complesso che oggi vediamo, indicato anche come Palazzo di Paolo Giustiniani e Agostino De Franchi, deriva dall’unione di due edifici originariamente distinti.

Uno era la dimora di Agostino De Franchi, verso vico Vignoso. L’altro, con ingresso sulla piazza, apparteneva alla famiglia Giustiniani già nel 1588.

Nel Settecento, in particolare intorno al 1744, i due corpi furono accorpati e sopraelevati, formando un edificio sostanzialmente unitario. In seguito la proprietà passò ai Lercari.

Le modifiche furono così importanti da rendere oggi difficile riconoscere con precisione l’organizzazione originaria.

Ecco un bell’esempio di come una città non sia mai qualcosa di immobile: edifici che si uniscono, piani che vengono aggiunti, stanze che cambiano funzione e nuovi proprietari che adattano tutto alle proprie esigenze.

Il piano nobile: abitare, ricevere e rappresentare

Salendo nelle sale del palazzo, la guida ci ha spiegato una differenza importante rispetto al modo in cui concepiamo oggi le abitazioni.

Il piano nobile non era semplicemente il piano più comodo o più bello in cui vivere. Era soprattutto lo spazio destinato alla rappresentanza.

Qui si ricevevano ospiti importanti, si coltivavano relazioni e si mostrava la posizione sociale della famiglia.

Dimensioni degli ambienti, arredi, decorazioni e affreschi avevano quindi un significato preciso.

In una città in cui gli affari, la politica e i rapporti familiari erano strettamente collegati, anche la casa diventava uno strumento per affermare il proprio prestigio.

Le tracce dei secoli e gli affreschi

Una delle considerazioni più interessanti della guida riguardava proprio il concetto di restauro.

Quando oggi restauriamo un edificio storico cerchiamo, per quanto possibile, di conservarne le testimonianze. Nei secoli passati, invece, restaurare significava spesso modificare, aggiungere e sostituire ciò che non rispondeva più ai gusti del momento.

Il palazzo conserva le tracce di queste trasformazioni, anche nelle decorazioni.

Nelle sale si trovano affreschi dedicati alle storie di Enea e Didone, tradizionalmente attribuiti a Luca Cambiaso, anche se la guida ha ricordato le incertezze sul contributo diretto del pittore e della sua bottega.

Al di là degli aspetti artistici, mi ha interessato soprattutto il loro significato.

Richiamarsi ai miti dell’antichità non era soltanto una scelta decorativa: serviva anche a presentare la famiglia come colta, autorevole e legata ai grandi modelli della tradizione classica.

Quando le case private diventavano residenze di Stato

Un’altra particolarità è il legame del palazzo con il sistema dei Rolli.

La Repubblica di Genova non disponeva di una grande residenza pubblica adeguata a ospitare tutti i sovrani, principi e ambasciatori che arrivavano in città.

Si organizzò quindi un sistema di ospitalità utilizzando le dimore private delle famiglie aristocratiche.

I palazzi venivano inseriti in elenchi ufficiali, i Rolli, suddivisi in categorie chiamate bussoli, secondo il prestigio e le caratteristiche degli edifici.

L’assegnazione avveniva generalmente per sorteggio.

Per i proprietari era certamente un riconoscimento importante, ma comportava anche obblighi organizzativi ed economici.

La dimora di Agostino De Franchi compare nei Rolli del 1576, del 1588 e del 1599.

È curioso pensare che quelle sale, nate per rappresentare il prestigio di una famiglia, potessero essere messe a disposizione della Repubblica per accogliere ospiti illustri.

Da dimora aristocratica a luogo di cultura

Oggi alcuni ambienti del palazzo ospitano A Compagna, associazione fondata il 21 gennaio 1923 per promuovere e salvaguardare la storia, la lingua e le tradizioni genovesi.

L’associazione ha avuto un ruolo importante anche nel recupero di antiche tradizioni cittadine, come la cerimonia del Confeugo, che viene celebrata ancora oggi.

Durante la visita abbiamo attraversato sale che non sono più ambienti domestici, ma luoghi di incontro, cultura e attività associative.

È una trasformazione che mi sembra particolarmente significativa: spazi nati per testimoniare la potenza di una famiglia continuano a essere utilizzati, questa volta per conservare e diffondere la memoria collettiva della città.

Un palazzo che continua a vivere

È soprattutto questo l’aspetto che mi è rimasto della visita.

I palazzi storici non sono soltanto facciate monumentali, affreschi e nomi di famiglie illustri. Sono edifici che hanno attraversato i secoli, modificandosi insieme alle persone che li hanno abitati e utilizzati.

Palazzo Agostino De Franchi, con le sue trasformazioni, ne è un esempio particolarmente interessante.

Ed è proprio per questo che continuo ad apprezzare i Rolli Days: permettono di varcare portoni che normalmente restano chiusi e di scoprire quanta storia si nasconde anche negli angoli meno appariscenti di Genova.

Il video della visita

Ho raccolto alcune fotografie scattate durante la visita in un breve video di circa tre minuti, accompagnato da una narrazione realizzata con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale.

Per approfondire