Essere umani nel 2050: con Jakidale, fra intelligenza artificiale, robot e Luna

Festival della Scienza di Genova – 25 ottobre 2026

Ieri pomeriggio, domenica 25 ottobre, sono tornato al Festival della Scienza per un incontro che mi interessava particolarmente: “Essere umani nel 2050 – Fra Luna, IA e robot”, con il giornalista e divulgatore Emilio Cozzi e Jacopo D’Alesio, conosciuto sui social come Jakidale.

Jakidale lo seguo da anni su YouTube. Mi piacciono la sua curiosità, il modo in cui sperimenta le tecnologie e soprattutto la capacità di raccontarle rendendo comprensibili anche argomenti complessi. Questa volta ho avuto l’occasione di ascoltarlo dal vivo.

A rendere ancora più particolare l’incontro è stata la cornice: la spettacolare Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, affollata di pubblico, con tanti giovani e numerosi appassionati che, come me, lo conoscevano già attraverso i social.

La conferenza è cominciata con la presentazione dei due ospiti da parte di Filippo, un giovane studente con la caratteristica maglietta rossa del Festival. Una bella scelta, perfettamente in sintonia con lo spirito della manifestazione.

La curiosità nasce anche da una scala

Una delle prime cose che mi ha colpito è stato un esempio apparentemente banale.

Jakidale ha raccontato che, arrivando nella sala, aveva cominciato a interrogarsi sulle scale di Palazzo Ducale: perché sono fatte proprio così? Esiste una proporzione ideale fra altezza e profondità dei gradini?

Da questa semplice curiosità è nato un piccolo approfondimento sulla formula utilizzata per progettare le scale, secondo la quale il doppio dell’altezza del gradino, sommato alla sua profondità, dovrebbe avvicinarsi a 63 centimetri.

Il bello è che Jakidale non si ferma alla spiegazione teorica: vuole capire, misurare, provare.

È la filosofia che riassume il suo lavoro: «Faccio cose e racconto quello che faccio».

E forse è proprio questo il motivo per cui lo seguo volentieri. Non si limita a descrivere ciò che una tecnologia dovrebbe fare, ma prova a scoprire cosa succede quando la si utilizza davvero.

Quando un esperimento non funziona

Gli esempi non sono mancati.

Ha raccontato di un robot umanoide che durante le prove si surriscaldava, tanto da doverne raffreddare una spalla con il ghiaccio. Oppure di un esperimento con un esoscheletro, lungo il percorso fra Bologna e Firenze, che si era rivelato molto più faticoso del previsto.

E anche di un episodio poco piacevole durante la prova di un sistema di assistenza alla guida, quando si era trovato a dover intervenire per evitare un incidente.

Sono racconti che ricordano una cosa importante: gli errori e i risultati inattesi fanno parte della sperimentazione. E spesso insegnano più di una dimostrazione perfettamente riuscita.

L’intelligenza artificiale ci toglierà il lavoro?

Naturalmente una parte importante dell’incontro è stata dedicata all’intelligenza artificiale.

Jakidale ne ha parlato con un ottimismo che non significa ignorarne i rischi. Secondo lui, l’IA potrebbe liberarci soprattutto da molte attività ripetitive, lasciando alle persone maggiore spazio per ideare, progettare e creare.

Ha raccontato, per esempio, di aver sperimentato con il suo gruppo di lavoro un sistema capace di automatizzare diverse fasi del montaggio video, riducendo drasticamente il tempo necessario per alcune operazioni.

Ma ha sottolineato anche un concetto interessante: usare l’intelligenza artificiale non significa soltanto fare domande a ChatGPT. Significa imparare a organizzare problemi, processi e strumenti, mantenendo il controllo di ciò che vogliamo ottenere.

Rimane fondamentale la capacità di giudicare i risultati, verificare le informazioni e soprattutto formulare le domande giuste.

In un mondo dove ottenere risposte diventa sempre più facile, potrebbe essere proprio questa una delle capacità umane più preziose.

Robot sempre più simili a noi, ma con qualche problema

Un altro argomento affascinante è stato quello dei robot umanoidi.

Siamo abituati a vedere filmati di robot che camminano, ballano e compiono movimenti sorprendenti. Ma quanto sono realmente pronti a entrare nelle nostre case?

Jakidale, che ne ha acquistati e sperimentati personalmente, ha raccontato che siamo ancora lontani dall’avere un perfetto assistente domestico.

Uno dei problemi maggiori, curiosamente, riguarda le mani.

Le nostre mani sono strumenti straordinariamente complessi: riescono ad afferrare oggetti delicati, dosare la forza e percepire pressione e temperatura. Riprodurre tutte queste capacità in una macchina è molto più difficile di quanto possa sembrare.

È interessante anche la ragione per cui si progettano robot simili agli esseri umani: tutto ciò che ci circonda, dalle porte alle scale, è costruito a nostra misura.

Nelle domande del pubblico si è parlato anche dell’impiego futuro dei robot per assistere persone anziane o con difficoltà motorie. Una prospettiva che apre opportunità importanti, ma anche interrogativi sui costi, sulla sicurezza e sul valore insostituibile delle relazioni umane.

E nel 2050 che cosa ci renderà ancora umani?

La domanda che dava il titolo all’incontro è tornata nella parte conclusiva.

Fra intelligenza artificiale, robotica ed esplorazione spaziale, Jakidale immagina un futuro nel quale potremmo avere più tempo per dedicarci alla creatività, alla ricerca, all’arte e alle relazioni.

Ha parlato addirittura della possibilità di un nuovo Rinascimento, nel quale la tecnologia potrebbe aiutarci a concentrarci maggiormente sulle attività che danno significato alla nostra vita.

È una visione ottimistica, certamente non una previsione garantita. Ma mi sembra un modo interessante di affrontare il futuro: invece di domandarci soltanto che cosa le macchine riusciranno a fare al nostro posto, chiederci che cosa vorremo fare noi.

E, naturalmente, sullo sfondo rimane anche la Luna, con la prospettiva di una presenza umana sempre più stabile e di nuove esplorazioni spaziali.

Una conferenza raccontata anche attraverso i disegni

Durante l’incontro alcuni giovani illustratori hanno realizzato un grande cartellone, traducendo gli argomenti affrontati in disegni, parole e collegamenti.

Mi è sembrata un’iniziativa particolarmente riuscita.

Guardandolo alla fine, si poteva ripercorrere buona parte della conferenza: la curiosità, gli errori, la responsabilità di chi comunica, l’intelligenza artificiale, i robot, la necessità di utilizzare la tecnologia con spirito critico e persino l’idea di un nuovo Rinascimento.

Una specie di mappa visiva di tutto quello che avevamo ascoltato.

Il rapporto con il pubblico

Al termine della conferenza Jakidale si è fermato con i suoi fan per autografi, fotografie e qualche parola insieme.

La presenza di tanti giovani che lo seguono attraverso YouTube e gli altri social dimostrava quanto questi nuovi modi di comunicare possano creare un rapporto diretto fra chi racconta la tecnologia e chi vuole conoscerla.

Personalmente sono stato contento di averlo ascoltato dal vivo, dopo tanti anni passati a seguire i suoi video.

Mi porto a casa soprattutto un’idea: la tecnologia cambia rapidamente, ma la curiosità, la voglia di sperimentare e la capacità di farsi domande restano fondamentali.

E forse, per prepararci al 2050, possiamo cominciare proprio da qui.

Per approfondire