Cervello e dipendenze: i social rimasti sullo sfondo
Genova, 24 ottobre 2026 – Biblioteca Universitaria di Genova
Al Festival della Scienza scelgo la conferenza «Cervello e dipendenze – Dalle droghe ai social network». A incuriosirmi è soprattutto la seconda parte del titolo: mi interessa capire come i social, con il loro scorrimento continuo e i contenuti selezionati per ciascuno di noi, riescano a trattenere così a lungo la nostra attenzione.
Il relatore è Giovanni Martinotti, psichiatra e docente universitario. L’incontro, organizzato in collaborazione con Zanichelli, prende però una direzione un po’ diversa da quella che immagino: più che un confronto equilibrato fra dipendenze da sostanze e dipendenze digitali, ascolto una vera lezione sui meccanismi neurologici delle dipendenze e sui rischi legati alle droghe.
Dalla focaccia alla dopamina
Il percorso comincia dal sistema cerebrale della ricompensa, con un protagonista ricorrente: la dopamina. Per farci capire come cambiano desiderio e gratificazione, Martinotti sceglie un esempio molto genovese, la focaccia. Il primo pezzo è irresistibile, poi il piacere tende ad attenuarsi e arriva il momento in cui ne abbiamo abbastanza. Le sostanze, spiega il relatore, possono alterare i normali meccanismi che regolano la ricerca della gratificazione.
Seguono molti esempi, dalle diverse categorie di droghe alla predisposizione individuale, dall’ambiente familiare ai problemi che possono accompagnare una dipendenza. Sono informazioni che non rappresentano il mio interesse principale, ma che trovo comunque istruttive: esco con una conoscenza più ampia di un argomento che conoscevo soprattutto per sommi capi.
E i social network?
Per la parte che mi aveva attirato, però, devo aspettare quasi la fine. Sono soprattutto alcune domande del pubblico a portare la conversazione su smartphone e sulle piattaforme digitali. Qui emerge uno spunto che avrei ascoltato volentieri più a lungo: non contano soltanto i contenuti, ma anche il modo in cui ci vengono proposti.
Scorrimento senza fine, novità sempre disponibili, selezione personalizzata, colori, suoni e rapidità delle risposte: il progetto stesso delle piattaforme può incoraggiare a restare collegati. Martinotti collega questi meccanismi al sistema della ricompensa e osserva che persino chi li conosce bene può perdere la percezione del tempo trascorso davanti allo schermo.
È il passaggio che mi interessa di più, perché sposta la domanda dal semplice «perché non mettiamo giù il telefono?» al più ampio «come viene progettato ciò che ci invita a continuare?». Un tema che meriterebbe anche di distinguere fra uso intenso, abitudine e vera perdita di controllo: non sono necessariamente la stessa cosa.
Una conferenza utile, ma diversa dalle mie aspettative
Il bilancio, quindi, è un po’ doppio. La parte medica è ricca di spiegazioni ed esempi, e sono contento di averla ascoltata. Allo stesso tempo, il riferimento ai social network nel titolo mi aveva fatto immaginare uno spazio decisamente maggiore per le dipendenze digitali. Invece quel tema resta sullo sfondo, appena accennato nel confronto finale.
Non è tanto una critica alla qualità della lezione, quanto una riflessione sulla distanza che a volte può esserci fra ciò che un titolo ci fa attendere e ciò che poi viene effettivamente approfondito. E, in questo caso, è proprio la parte meno sviluppata quella che mi lascia le domande più interessanti.
Per approfondire
Giovanni Martinotti – attività di ricerca sulle dipendenze:
https://giovannimartinotti.com/aree-di-ricerca/dipendenze-e-nuove-sostanze-psicoattive/
Cervello e dipendenze – il libro di Giovanni Martinotti (Zanichelli, 2026):
https://cervelloedipendenze.zanichelli.it/






